Vittime delle Foibe, la replica di Antonio Fares all'Anpi: "Bisogna essere seri davanti ai morti"

Lettera aperta del docente di Geografia economica negli Istituti Superiori e presidente A.L.M.A. su “La Dalmazia nella storia e cultura italiana”

Mi corre obbligo di precisare quanto letto su Chieti Today, in un articolo del 9 febbraio scorso di intervista al Presidente Anpi Filippo Paziente, in occasione della celebrazione della Giornata del Ricordo da parte dell’Amministrazione comunale. Premetto che non sono né chietino, né militante in partiti di destra, ma semplice membro della (SDSP) Società Dalmata di Storia Patria di Roma e consigliere del Libero Comune di Zara in Esilio, ricercatore personale della verità vera, anche se scomoda. Fermo restando la libertà di parola ed espressione, mi chiedo quale attendibilità abbia un sindacalista nel parlare, con tono pontificatorio e falsamente imparziale, su un argomento di cui ha informazione superficiale e di parte, tendente a smentire fatti tragicamente avvenuti in totale dispregio di chi ha sofferto sulla sua pelle il più grande massacro avvenuto in territorio italiano, dall’Unità nazionale ad oggi. Il palese disprezzo per le numerose vittime civili di Venezia Giulia e Dalmazia, crea martiri di serie A e serie B ed è semplicemente disgustoso. Da buon provinciale, si è voluto accodare ad una vergognosa campagna negazionista o riduzionista che talvolta serpeggia sulla tragedia delle foibe e ci si chiede quale autorità scientifica abbia l’Anpi, associazione combattentistica, di trattare argomenti che esulano dalla sue presunte competenze. La simpatia per criminali stranieri è correità morale nei confronti degli assassini che oltre alle stragi hanno causato un esodo biblico di 350.000 profughi, dispersi in Italia e nel mondo.

La ricostruzione pseudo storica prodotta ignora tutto sulle terre adriatiche. Cominciamo dalla composizione etnica: secondo il censimento del 1910, fatto dall’Austria che sicuramente non ci vedeva di buon occhio, in Venezia Giulia la maggioranza degli abitanti era italiana, che si concentrava nelle città e lungo tutta la costa, mentre la minoranza slava abitava le campagne e l’entroterra. Che ci fossero solo sloveni e croati è totalmente falso. Ha mai sentito parlare dell’Irredentismo? Di Nazario Sauro e Guglielmo Oberdan? Di Tartini e Tommaseo?

La nostra storia non comincia col fascismo e non si conclude con l’antifascismo, è lunga tremila anni. Se conoscesse il rapporto inviato a Tito dai partigiani jugoslavi Milovan Đilas ed Edvard Kardelj, saprebbe che costoro descrissero la compatta popolazione italiana presente ovunque in Istria. Negli anni '50, in una famosa intervista televisiva, lo stesso Đilas affermò: “ci fu ordinato [da Tito in persona] di sgombrare la popolazione italiana e così fu fatto“. Mi auguro che non voglia mettere in dubbio la parola di così illustri compagni [suoi]. Sa che Tito occupa solo il quarto posto di una classifica dei peggiori criminali del mondo? Le stragi furono frutto della pulizia etnica, tragica consuetudine delle popolazioni balcaniche, viste anche negli anno '90 del '900, durante la dissoluzione della ex Iugoslavia quando non c'erano più nè fascisti nè antifascisti. Mi sbaglio? Durante la seconda guerra mondiale, gli slavi hanno combattuto per conquistare i ricchi territori di confine (Trieste e Fiume primeggiavano tra gli scali marittimi europei) con i loro tipici atroci metodi.

Se ci fosse stata una „naturale“ reazione a persecuzioni italiane, non si capisce perchè non siano insorti subito gli slavi giuliani. Le stragi furono eseguite, dopo la dissoluzione dello stato italiano con l'8 settembre 1943, da masse balcaniche che arrivavano da lontano; all'epoca, bosniaci, erzegovesi, montenegrini, macedoni ed altri che ne sapevano delle questioni interne italiane? Ha mai letto i rapporti del CLN di Pola? Non mi dica che l'Anpi non li conosce. È al corrente degli omicidi di Aldo Rossi e Tommaso Gulli a Spalato nel 1920? Sulla questione del Balkan, sa che nel palazzo solo un appartamento era della comunità slovena (ora dal nostro stato avrà in regalo l'intero palazzo!) ed era pieno di armi (infatti le due vittime erano italiane, Giovanni Nini e Luigi Casciana). Come mai in Alto Adige, dove c'era una minoranza tedesca non è successo altrettanto? Oppure in Valle d'Aosta, dove i locali francofoni partigiani comunisti, questi sì seri, hanno combattuto contro le mire annessionistiche francesi? Il fascismo è stato ovunque una dittatura, brutta come tutti i regimi autoritari per i quali lei apertamente simpatizza. La storia non si fa a tesi, nè a simpatie, cerca moventi e fatti. Il 10 febbraio si ricorda la tragedia di un popolo, quello italiano al quale lei è estraneo, che ha subito violenze inaudite. Le vittime, massimamente civili, non solo furono uccise ma anche torurate nei modi più bestiali.

Che c'entra una laureanda, Norma Cossetto, catturata, seviziata e poi infoibata sul fatto che fosse la figlia di un fascista? Hanno fatto bene? Metta la sua faccia su questa risposta. Bisogna guardare sempre gli italiani, non le appartenenze politiche. I partiti di sinistra sono stati pieni di fascisti, poi diventati antifascisti, ma ciò non riguarda questa ricorrenza. Bisogna avere la serietà e l'onestà di essere seri almeno davanti ai morti. Il Giorno del Ricordo è un giorno di lutto, su cui non speculare. All'Anpi sanno che ci furono anche tanti abruzzesi uccisi? Che tanti partigiani e comunisti, ovviamente tutti italiani, battaglione Garibaldi e Pino Budicin, furono uccisi dai compagni di partito slavi? Sappia che il 10 febbraio noi ricordiamo tutte le vittime, a qualsiasi partito siano appartenute. Per concludere aggiungo solo l'infamia dei ferrovieri della Cgil ed iscritti al Pci, che alla stazione ferroviaira Bologna, alle 12 del 18 febbraio 1947, presero a sassate e non fecero fermare un treno che trasportava profughi da Pola in viaggio da un giorno. La Pontificia Opera di Assistenza e la Croce Rossa Italiana avevano organizzato lì un pasto caldo per i vecchi e latte per i bambini che fu rovesciato sui binari. C'è da essere orgogliosi di tali gesti!

Antonio Fares

Consigliere Libero Comune di Zara in Esilio

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