Ex dipendenti acquistano azienda fallita ed è un successo

Il fenomeno del “workers buyout”, inteso come l’acquisizione della proprietà e del controllo dell’azienda da parte dei lavoratori. La storia della Veiko di Treglio

“Tra tante storie negative di cronaca quotidiana vorremmo raccontarvi una vicenda positiva che riguarsa la nostra piccola impresa”. L'azienda che chiude e i lavoratori che rimangono a casa, alle prese con la disoccupazione e la difficoltà nel ricollocarsi. Un finale amaro, purtroppo all’ordine del giorno. In alcuni casi, però, a cambiare il finale ci pensano gli stessi lavoratori.

Racconta Niko Catenaro, amministratore della Veiko di Treglio: “Eravamo dipendenti di una ditta precedentemente fallita, noi ex dipendenti ci siamo fatti imprenditori rimboccandoci le maniche. In totale controtendenza abbiamo rinnovato e industrializzato i processi, eliminato sprechi inutili, investito tutto, negli ultimi due anni, in ricerca e sviluppo".

È il fenomeno del “workers buyout”, inteso come l’acquisizione della proprietà e del controllo dell’azienda da parte dei lavoratori. Modalità che sempre più spesso viene intrapresa dai lavoratori per “rilanciare” le aziende, mantenere il loro posto di lavoro e non disperdere le competenze acquisite durante anni di attività lavorativa.

"Siamo una ditta locale situata nella zona industriale di Treglio. Principalmente il nostro core business è quello di costruire e assemblare ambulanze. Utilizziamo il termine "costruire" perchè produciamo internamente la maggior parte dei componenti".

Storie di riscatto che coinvolgono anche la nostra provincia."Siamo riusciti ad acquistare il nostro primo capannone industriale, una fresa di una marca leader nel mercato,  una termoformatrice da lastra di grandi dimensioni che ci permette di soddisfare le esigenze interne ed esterne. Inoltre, abbiamo creato un ufficio tecnico che si occupa di ricerca e prototipazione di macchine industriali e un ramo aziendale che si occupa di elettronica e nuove tecnologie".

Le commesse ora arrivano anche da grandi multinazionali. "Non dobbiamo ringraziare le banche o aiuti pubblici. Noi diciamo grazie ai nostri clienti che continuano a credere in quello che facciamo. È sempre più complesso riuscire a gestire le responsabilità aziendali correlate con una vita familiare serena. Ma a noi ci piacciono le sfide..".

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